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Francesco Guccini
Eskimo (Live From Kiwi Di Piumazzo,Italy/194 / Edit)

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Questa domenica in settembre
non sarebbe pesata così,
l'estate finiva più naturale,
vent'anni fa o giù di lì,
con l'incoscienza dentro il basso ventre
e il cugno audace in tasca l'unità,
la paghi tutta e apprezzi di inflazione,
quella che chiamano la maturità.
Ma tu non sei cambiata di molto,
anche se adesso è al vento quello che,
io per vederlo
ci ho impiegato tanto,
filosofando pure sui perché.
Ma tu non sei cambiata di tanto,
e se cos'è un orgasmo ora lo sai,
potrai capire i miei
vent'anni allora,
quasi cento adesso,
capirai.
Portavo allora un eschimo innocente,
dettato solo dalla povertà,
non era la rivolta permanente,
diciamo che non c'era e tanto fa.
Portavo una coscienza immacolata,
che tu tendevi a uccidere,
però inutilmente ti ci sei provata,
con foto di famiglia e paletò.
E quanto son cambiato da allora,
l'eschimo che conoscevi tu,
lo porta addosso mio fratello ancora,
e tu lo portavesti e non puoi
più.
Bisogna saper scegliere in tempo,
non arrivarci per contrarietà,
tu giri adesso con
le tette al vento,
io ci giravo già vent'anni fa.
Ricordi, fui con te a Santa Lucia,
al portico dei Servi per Natale,
credevo che Bologna fosse mia,
ballammo insieme all'anno, a carnevale,
lasciammo allora tutti noi un qualcuno,
e non ne fece un dramma, non lo so,
ma con i miei maglioni ero a disagio,
e mi pesava quel tuo paletò.
Ma avevo la rivolta fra le dita,
dei soldi in tasca niente, e tu lo sai,
e mi pagavi il cinema stupita,
e non ti era toccato farlo mai,
perché mi amavi non l'ho mai capito,
così diverso da quei tuoi cliché,
perché fra i tanti,
bella che colpito,
ti sei gettato addosso proprio a me.
Infatti i fiori della prima volta
non c'erano già più,
nel 68 scoppiava finalmente la rivolta,
oppure in qualche modo mi ero rotto,
non gli aspettavi ancora, ma io già urlavo,
se dirà morto a Montri,
ma però contro il sistema anch'io mi ribellavo,
cioè coniando
Dilan e i profo,
e Gianni ritornato da Londra,
a lungo ci parlò dell'LSD,
tenne una quasi
conferenza colta,
sul suo viaggio di nozze stile Friti,
e noi non l'avevamo mai fatto,
e noi che non l'avremmo fatto mai,
quell'erba ci cresceva tutta attorno,
per noi crescevano
soli i nostri guai.
Forse ci consolava far l'amore,
ma precari
in quel senso si era già,
un buco da un amico, un letto a ore,
su cui passava tutta la città,
l'amore fatto alla boia di un Giuda,
e al freddo in quella stanza di altri e spoglia,
per vederti o non vederti, tutta nuda,
e un fatto di clima e non di voglia,
e adesso che potremmo anche farlo,
e adesso che problemi non ne ho,
che nostalgia per quelli contro un muro,
o dentro un cino là dove si può,
e adesso che sappiamo quasi tutto,
e adesso che problemi non ne hai,
per nostalgia lo rifaremmo in piedi,
scordando la moquette stile e l'hi-fi.
Diciamolo per dire,
ma davvero,
si ride per non piangere,
perché si ripensi a quella
che eri, a quel che ero,
che compassione che ho per me e per te,
eppure a volte non
mi spiacerebbe
essere quelli di quei tempi là,
sarà per aver quindici anni meno e avere
tutto per possibilità,
perché a vent'anni è tutto ancora intero,
perché a vent'anni
è tutto chi lo sa,
a vent'anni si è stupidi davvero,
quante balle si intesta a quell'età,
oppure allora si era solo noi,
non ce n'entro meno,
quella gioventù,
di discussioni, caroselli, eroi,
quel che è rimasto, dimmelo un po' tu.
E questa domenica,
in settembre,
se ne sta lentamente per
finire,
come le tante vie,
distrattamente,
a cercare di fare o di capire,
forse lo stanno
pensando anche gli amici,
li han dati rassegnati, soddisfatti,
giocando a dire che si era più
felici,
cercando chi si è perso o no a quei patti,
e io che sempre un eschimo addosso,
uguale a quello che ricorderai,
io come sempre faccio quel che posso,
domani poi ci penserò,
se mai,
ed io ti canterò questa canzone,
uguale a tante fece a chi cantai,
ignora come ha
ignorato le altre,
e poi saranno le ultime, oramai.
non sarebbe pesata così,
l'estate finiva più naturale,
vent'anni fa o giù di lì,
con l'incoscienza dentro il basso ventre
e il cugno audace in tasca l'unità,
la paghi tutta e apprezzi di inflazione,
quella che chiamano la maturità.
Ma tu non sei cambiata di molto,
anche se adesso è al vento quello che,
io per vederlo
ci ho impiegato tanto,
filosofando pure sui perché.
Ma tu non sei cambiata di tanto,
e se cos'è un orgasmo ora lo sai,
potrai capire i miei
vent'anni allora,
quasi cento adesso,
capirai.
Portavo allora un eschimo innocente,
dettato solo dalla povertà,
non era la rivolta permanente,
diciamo che non c'era e tanto fa.
Portavo una coscienza immacolata,
che tu tendevi a uccidere,
però inutilmente ti ci sei provata,
con foto di famiglia e paletò.
E quanto son cambiato da allora,
l'eschimo che conoscevi tu,
lo porta addosso mio fratello ancora,
e tu lo portavesti e non puoi
più.
Bisogna saper scegliere in tempo,
non arrivarci per contrarietà,
tu giri adesso con
le tette al vento,
io ci giravo già vent'anni fa.
Ricordi, fui con te a Santa Lucia,
al portico dei Servi per Natale,
credevo che Bologna fosse mia,
ballammo insieme all'anno, a carnevale,
lasciammo allora tutti noi un qualcuno,
e non ne fece un dramma, non lo so,
ma con i miei maglioni ero a disagio,
e mi pesava quel tuo paletò.
Ma avevo la rivolta fra le dita,
dei soldi in tasca niente, e tu lo sai,
e mi pagavi il cinema stupita,
e non ti era toccato farlo mai,
perché mi amavi non l'ho mai capito,
così diverso da quei tuoi cliché,
perché fra i tanti,
bella che colpito,
ti sei gettato addosso proprio a me.
Infatti i fiori della prima volta
non c'erano già più,
nel 68 scoppiava finalmente la rivolta,
oppure in qualche modo mi ero rotto,
non gli aspettavi ancora, ma io già urlavo,
se dirà morto a Montri,
ma però contro il sistema anch'io mi ribellavo,
cioè coniando
Dilan e i profo,
e Gianni ritornato da Londra,
a lungo ci parlò dell'LSD,
tenne una quasi
conferenza colta,
sul suo viaggio di nozze stile Friti,
e noi non l'avevamo mai fatto,
e noi che non l'avremmo fatto mai,
quell'erba ci cresceva tutta attorno,
per noi crescevano
soli i nostri guai.
Forse ci consolava far l'amore,
ma precari
in quel senso si era già,
un buco da un amico, un letto a ore,
su cui passava tutta la città,
l'amore fatto alla boia di un Giuda,
e al freddo in quella stanza di altri e spoglia,
per vederti o non vederti, tutta nuda,
e un fatto di clima e non di voglia,
e adesso che potremmo anche farlo,
e adesso che problemi non ne ho,
che nostalgia per quelli contro un muro,
o dentro un cino là dove si può,
e adesso che sappiamo quasi tutto,
e adesso che problemi non ne hai,
per nostalgia lo rifaremmo in piedi,
scordando la moquette stile e l'hi-fi.
Diciamolo per dire,
ma davvero,
si ride per non piangere,
perché si ripensi a quella
che eri, a quel che ero,
che compassione che ho per me e per te,
eppure a volte non
mi spiacerebbe
essere quelli di quei tempi là,
sarà per aver quindici anni meno e avere
tutto per possibilità,
perché a vent'anni è tutto ancora intero,
perché a vent'anni
è tutto chi lo sa,
a vent'anni si è stupidi davvero,
quante balle si intesta a quell'età,
oppure allora si era solo noi,
non ce n'entro meno,
quella gioventù,
di discussioni, caroselli, eroi,
quel che è rimasto, dimmelo un po' tu.
E questa domenica,
in settembre,
se ne sta lentamente per
finire,
come le tante vie,
distrattamente,
a cercare di fare o di capire,
forse lo stanno
pensando anche gli amici,
li han dati rassegnati, soddisfatti,
giocando a dire che si era più
felici,
cercando chi si è perso o no a quei patti,
e io che sempre un eschimo addosso,
uguale a quello che ricorderai,
io come sempre faccio quel che posso,
domani poi ci penserò,
se mai,
ed io ti canterò questa canzone,
uguale a tante fece a chi cantai,
ignora come ha
ignorato le altre,
e poi saranno le ultime, oramai.
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