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La Mia Casa
Niccolo Fabi,
Daniele Silvestri,
Max Gazze
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La
mia casa è a Lisbona, a metà di una collina,
dove l'aria è sempre buona e non ha piccola
stradina che si inerpica,
guidata da rotaie che spariscono ogni curva e resistono alla
furba ammagliazione del progresso,
che qui tanto non disturba neanche adesso,
questione
di contesto e di cultura,
la mia casa è una finestra e miniatura,
e dopo i tetti in
lontananza e il mare aperto.
La mia casa è a Marrakesh, in quella piazza
sgangherata,
così bella da sembrare una pittura,
così forte da restarti appiccicata,
pur essendo totalmente priva di un'architettura,
e questa cosa mai nessuno l'ha spiegata,
in quella piazza lì non è fatta di niente,
solo di polvere e di musica e di gente colorata,
casa mia è là e c'è sempre stata.
La mia casa è in uno stello di Berlino,
veramente riadattato,
come tutto in questo
splendido casino organizzato,
dove niente come sembra,
o perlomeno niente è più come
era stato,
e tutto quanto intorno me lo insegna,
il passato qui è già stato fatto a pezzi
come un muro,
qualcosa ne è rimasto per orgoglio,
tutto il resto invece è proiettato
nel futuro,
se poi verrà il momento in cui ci
vuole il sole e un vento che ti chiama,
casa mia sarà una gava favegnana,
tra due ali di farfalla,
una bianca come il tufo e
dolce, quasi come l'altra, è dura e cialla.
La mia casa è a Camden Town,
nella Londra dei canali,
dei mercati sempre pieni,
degli
inglesi sempre strani,
dei vinili che nascondono tesori mai sentiti,
la mia casa allora ha
faccia sul Tamigi,
o forse è molto più lontana,
in cima agli scalini di Teotihuacan,
o forse
casa mia è a Parigi,
tra la Bastiglia e il Bataclan,
sì casa mia è a Parigi,
tra la
Bastiglia e Notre Dame.
Perché ho amato mille volte,
mille volte ho cominciato,
e ho lasciato
mille pezzi del mio cuore,
sul sagrato delle chiese,
nel cortile abbandonato di un compound
sudsudanese,
sul tortuoso muro a secco gallurese,
su di un ponte chilometrico,
Istanbul,
magnifica
e geniale,
che riesce a trasformare il mare in fiume,
invece l'Arsa,
il fiume in mare.
E la mia casa è tutta Roma,
perché qui che sono nato,
in mezzo ai preti,
gladiatori,
gli
avvocati,
i senatori,
tastinari,
gli impiegati,
i reparisti,
gli artigiani,
i rigattieri,
i poliziotti,
i cradattari,
le puttane,
le duemila fontanelle per le strade,
dove l'acqua scorre sempre e non si
ferma, come se l'acqua fosse Roma,
come se fosse eterna,
come se l'acqua fosse Roma,
come se fosse eterna.
mia casa è a Lisbona, a metà di una collina,
dove l'aria è sempre buona e non ha piccola
stradina che si inerpica,
guidata da rotaie che spariscono ogni curva e resistono alla
furba ammagliazione del progresso,
che qui tanto non disturba neanche adesso,
questione
di contesto e di cultura,
la mia casa è una finestra e miniatura,
e dopo i tetti in
lontananza e il mare aperto.
La mia casa è a Marrakesh, in quella piazza
sgangherata,
così bella da sembrare una pittura,
così forte da restarti appiccicata,
pur essendo totalmente priva di un'architettura,
e questa cosa mai nessuno l'ha spiegata,
in quella piazza lì non è fatta di niente,
solo di polvere e di musica e di gente colorata,
casa mia è là e c'è sempre stata.
La mia casa è in uno stello di Berlino,
veramente riadattato,
come tutto in questo
splendido casino organizzato,
dove niente come sembra,
o perlomeno niente è più come
era stato,
e tutto quanto intorno me lo insegna,
il passato qui è già stato fatto a pezzi
come un muro,
qualcosa ne è rimasto per orgoglio,
tutto il resto invece è proiettato
nel futuro,
se poi verrà il momento in cui ci
vuole il sole e un vento che ti chiama,
casa mia sarà una gava favegnana,
tra due ali di farfalla,
una bianca come il tufo e
dolce, quasi come l'altra, è dura e cialla.
La mia casa è a Camden Town,
nella Londra dei canali,
dei mercati sempre pieni,
degli
inglesi sempre strani,
dei vinili che nascondono tesori mai sentiti,
la mia casa allora ha
faccia sul Tamigi,
o forse è molto più lontana,
in cima agli scalini di Teotihuacan,
o forse
casa mia è a Parigi,
tra la Bastiglia e il Bataclan,
sì casa mia è a Parigi,
tra la
Bastiglia e Notre Dame.
Perché ho amato mille volte,
mille volte ho cominciato,
e ho lasciato
mille pezzi del mio cuore,
sul sagrato delle chiese,
nel cortile abbandonato di un compound
sudsudanese,
sul tortuoso muro a secco gallurese,
su di un ponte chilometrico,
Istanbul,
magnifica
e geniale,
che riesce a trasformare il mare in fiume,
invece l'Arsa,
il fiume in mare.
E la mia casa è tutta Roma,
perché qui che sono nato,
in mezzo ai preti,
gladiatori,
gli
avvocati,
i senatori,
tastinari,
gli impiegati,
i reparisti,
gli artigiani,
i rigattieri,
i poliziotti,
i cradattari,
le puttane,
le duemila fontanelle per le strade,
dove l'acqua scorre sempre e non si
ferma, come se l'acqua fosse Roma,
come se fosse eterna,
come se l'acqua fosse Roma,
come se fosse eterna.
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